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INCONTINENZA URINARIA DOPO PROSTATECTOMIA: UN OSPITE INDESIDERATO NELL’UOMO

L’incontinenza urinaria rappresenta un disagio fisico rilevante nell’uomo, accompagnato spesso da sentitimenti di malessere psico-fisico nonché da una scarsa informazione e propensione al consulto medico.

 

 

L’incidenza di incontinenza urinaria maschile aumenta con l’età e si riscontra frequentemente con sintomi tipici: incremento della frequenza delle minzioni diurne (pollachiuria) e notturne (nicturia), mitto debole , “gocciolamento” al termine della minzione, sensazione di svuotamento incompleto.

Indubbiamente, nell’ uomo la situazione di più frequente risconto è l’incontinenza conseguente a resezione transuretrale della prostata, prostatectomia radiacale e/o radioterapia.

Infatti, il 23% degli uomini dichiara di soffrire di incontinenza occasionale dopo l’intervento chirurgico, circa l’ 11.2% necessita dell’uso di mezzi di assorbenza e il 4% è completamente incontinente.

Dati sicuramente più incoraggianti descrivono che il 95% degli uomini recuperano la propria continenza a 20 mesi dall’intervento; tuttavia questa tempistica può essere ulteriormente ridotta attraverso l’introduzione di uno specifico programma riabilitativo dei muscoli perineali.

Nei maschi adulti, il controllo urinario dipende dall’integrità dello sfintere urinario interno ed esterno. Nel corso della chirurgia, il meccanismo di regolazione dello sfintere interno viene virtualmente distrutto e anche lo sfintere esterno subisce di danni più o meno permanenti.

La presa in carico riabilitativa in questi casi è indicata già nella fase preoperatoria allo scopo di determinare un’ evoluzione più favorevole della sintomatologia postchirurgica. E’ infatti, giustificato preparare il paziente illustrando semplici esercizi da eseguirsi subito dopo la rimozione del catetere.

La letteratura narra dell’efficacia del rinforzo muscolare pelvico con elettrodo endoanale e della correzione della dinamica respiratoria per ridurre i tempi di recupero e migliorare la qualità della vita a 3 mesi dall’intervento.

Incrementare la performance della muscolatura dl pavimento pelvico, la ripetibilità di contrazione e la corretta gestione della respirazione è prioritario nelle prime fasi della riabilitazione. Infine, l’automatizzazione delle abilità apprese nelle situazioni quotidiane consente di ridurre il numero delle fughe urinarie indesiderate.

L’insieme di questi risultati determina una funzione di “sostegno dinamico” al perineo maschile e favorisce una risposta riflessa che previene la discesa del pavimento pelvico in seguito all’ incremento della pressione intraddominale (tosse, starnuti, sforzi fisici) che rappresenta la prima causa di perdita di urina.

Pertanto risulta ben chiara la strada da seguire per la gestione medica dei  disturbi urinari maschili, che oltre ad essere una fonte di ansia e depressione nell’uomo già sottoposto a prostatectomia radicale, rappresentano anche un serio problema iginico-sanitario.

Ricorda che la riabilitazione del pavimento pelvico è assolutamente non invasiva e indolore, ed è adatta ad uomini e donni per combattere definitivamente l’incontinenza urinaria!

 

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